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Latte, formaggi e salumi: oltre 13mila giovani italiani impegnati nella produzione
di Roberta Mannino

Con il boom di iscrizioni alle scuole professionali di agraria (+15%) spinto nell’ultimo anno dalla pandemia sono oltre 13mila i giovani italiani under 35 titolari di impresa impegnati oggi nelle stalle del Paese in attività che vanno dalla produzione di latte e formaggi a quella di carni salumi fino all’energia. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti sui dati Miur e Centro Studi Divulga diffusa in occasione della sfilata delle mucche sul red carpet per l’apertura della Fiera agricola e Zootecnica di Montichiari, in via Brescia 129 a Montichiari, la più importante manifestazione italiana a livello internazionale dedicata all’allevamento, con oltre 47mila metri quadri espositivi dove gli agricoltori da tutte le regioni hanno portato i migliori esemplari delle più diverse razze ancora presenti in Italia.

 

La pandemia ha accelerato il fenomeno del ritorno alla terra – sottolinea Coldiretti – e maturato la convinzione comune che le campagne siano oggi capaci di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale, peraltro destinate ad aumentare nel tempo. Alla crescita degli studenti degli istituti professionali in Agricoltura, Sviluppo Rurale, Valorizzazione dei Prodotti del Territorio e Gestione delle Risorse forestali e montane si aggiunge peraltro quella le presenze all’indirizzo Agraria, Agroalimentare e Agroindustria degli istituti tecnici, in aumento del 6%.

 

Negli allevamenti la vera novità rispetto al passato – sottolinea la Coldiretti – sono gli under 35 arrivati da altri settori o da diverse esperienze e che non possono contare sul patrimonio aziendale familiare. La presenza dei giovani è positiva per l’insieme dell’agricoltura nazionale e per il Paese poiché la capacità di innovazione e di crescita – continua la Coldiretti – porta le aziende agricole dei giovani ad avere un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più. La presenza dei giovani sostiene peraltro la svolta green dell’agricoltura italiana che è la più ricca in biodiversità d’Europa e può contare – riferisce la Coldiretti – il primato indiscusso per la qualità alimentare con 316 specialità Dop/Igp/Stg, compresi grandi formaggi, salumi e prosciutti, riconosciute a livello comunitario, 5266 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola.

 

A preoccupare è il fatto che l’emergenza Covid ha innescato un cortocircuito sul fronte delle materie prime con rincari insostenibili per l’energia e l’alimentazione degli animali nelle stalle dove e necessario adeguare i compensi riconosciuti agli allevatori per il latte e la carne. Infatti – spiega la Coldiretti – le quotazioni dei principali elementi della dieta degli animali, dal mais alla soia, sono schizzati su massimi che non si vedevano da anni con il rischio di perdere capacità produttiva in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria per i prodotti zootecnici. “Nell’immediato occorre garantire la sostenibilità finanziaria delle aziende e delle stalle affinché i prezzi riconosciuti ad agricoltori ed allevatori tornino sopra i costi di produzioni” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che con “c’è bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri.

Sotto accusa sono anche i recenti orientamenti comunitari a favore dell’etichetta nutrizionale a colori che boccia ingiustamente quasi l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop/Igp) a partire dai salmi e formaggi come Grana Padano e il Parmigiano Reggiano che la stessa Ue dovrebbe invece tutelare e valorizzare. Il nutriscore – conclude Coldiretti – si concentra esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni escludendo paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta.

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