Sicilia Rurale

La filiera traccia le priorità per rilanciare l’agrumicoltura e spera nell’azione del ministro

(di Angela Sciortino) Tavolo agrumicolo nazionale, mappatura dei quantitativi e delle qualità della produzione, obbligo di provenienza sulle etichette del trasformato, riduzione dell’Iva sulle spremute 100 per cento succo, defiscalizzazione del bioetanolo. Ma anche sostegno all’internazionalizzazione e alla riduzione dei costi di produzione. E infine spinta al consumo consapevole, all’educazione alimentare e alla tutela ambientale. Sono queste in sintesi le priorità che la filiera agrumicola siciliana ha indicato e ribadito al ministero dell’agricoltura nel corso di una conferenza stampa, indetta da Distretto Agrumi di Sicilia, Cia Sicilia Orientale, Confcooperative-Fedagripesca Sicilia e Confagricoltura Catania, che si è svolta ieri nella Biblioteca comunale di Paternò, in provincia di Catania, uno dei territori maggiormente vocati per l’agrumicoltura.

Al “Tavolo agrumi” invocato da tempo, da costituire e istituzionalizzare presso il il Mipaaf, la filiera tiene molto. Convinta del fatto che solo possa raccogliere i tanti attori della filiera e le esigenze dei vari territori italiani per la stesura del piano poliennale di settore nazionale. Ma da solo questo non basta: serve anche il riordino di tutti i dati quantitativi e qualitativi sugli agrumi italiani. Di questo comparto, infatti, non si conosce né quanto di produce, né quanto si commercializza, né quanto si trasforma. E senza questa conoscenza completa non si può, com’è ovvio, seriamente programmare.  

La filiera, nell’indicare ancora una volta al ministro delle Politiche agricole e forestali, le priorità da rispettare nell’affrontare le politiche di rilancio per l’agrumicoltura, aggiunge pure la necessità di porre l’obbligo di dichiarare in etichetta la provenienza del prodotto ottenuto dalla trasformazione di agrumi italiani con provenienza specifica, come ad esempio l’arancia rossa (così come avviene per i derivati del pomodoro). E per sostenere il consumo di succhi di agrumi (100 per cento succo) che fanno un gran bene alla salute, chiede la riduzione dell’aliquota Iva dal 22% al 10 %. Infine, un altro aiutino arriverebbe dalla defiscalizzazione del bioetanolo ottenuto dalle materie prime secondarie degli agrumi. 

Niente di nuovo, verrebbe da dire. E, infatti. Sono tutte cose già scritte nel documento consegnato al sottosegretario all’agricoltura Pesce e al vice premier Di Maio lo scorso 21 luglio a Catania. «Le priorità, ormai, sono sempre le stesse da tempo», ha sottolineato Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, sodalizio che, come gli altri distretti siciliani, è da oltre un anno in attesa di ottenere il rinnovo del riconoscimento da parte dell’assessorato Attività produttive della Regione. «Ci si augura – ha aggiunto Federica Argentati – che dopo gli innumerevoli confronti assembleari, il ministero della Salute, al fine di promuovere e incentivare negli ospedali il consumo di bevande naturali preparate con prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati tipici del nostro Paese e ad alto contenuto salutistico, possa imporre alle Asl, in occasione della emissione dei bandi di gara per la introduzione di erogatori automatici di bevande calde e fredde, l’inserimento anche di erogatori automatici innovativi di frutta fresca e trasformata in ospedali, scuole ed enti a sostegno di un percorso di educazione alimentare». 

Per il Distretto è pure urgente spingere sulla trattativa già avviata con il governo cinese per l’inserimento del trasporto via aereo, con applicazione delle tecniche di “cold treatment” a terra, nel protocollo Italia-Cina sull’export di agrumi. Solo così si potrebbe realizzare l’export di arance rosse siciliane (qualità tarocco) in tempo per il capodanno cinese (febbraio 2019) come richiesto dal gruppo Alibaba durante l’incontro con le imprese agrumicole organizzato dal Distretto lo scorso 22 giugno a Catania.

Giuseppe Di Silvestro, presidente di Cia Sicilia Orientale, per il rilancio dell’agrumicoltura siciliana ha rivendicato un piano nazionale agrumicolo capace di sostenere le aziende nel complesso processo di innovazione, necessario e non più rinviabile, con finanziamenti e seria programmazione, per competere nei nuovi mercati internazionali. «In particolare – ha dichiarato – servono strategie di valorizzazione e sviluppo delle nostre filiere che, insieme al superamento della frammentazione delle iniziative, rappresentano la vera risposta al tema dell’Italian sounding, a fronte di una domanda internazionale di Made in Italy non pienamente soddisfatta dalle capacità di offerta. A questo devono affiancarsi azioni di prevenzione e controllo, per contrastare forme di sleale concorrenza». 

Preoccupante, poi, la situazione fitosanitaria della nostra . «In Sicilia l’agrumicoltura – ha evidenziato Di Silvestro – deve fare i conti non soltanto con il virus della tristezza che di fatto ha già distrutto decine di migliaia di ettari, ma anche con i nuovi viroidi in arrivo. Le fitopatie vanno fermate anzitutto regolando le importazioni di materiale e adottando i criteri di prevenzione e che sono già scritti ma che non vengono rispettati».

«Si stima che il virus della Tristeza infesti ormai oltre la metà del patrimonio agrumicolo siciliano. La nostra è un’emergenza pari se non superiore a quella degli uliveti colpiti da Xylella», ha denunciato Giovanni Selvaggi, presidente di Confagricoltura Catania. «Senza agrumeti in salute e raccolti di qualità – ha osservato Selvaggi – non saremo, nel medio lungo periodo, in grado di competere sui mercati. A livello regionale è stato da poco pubblicato il bando 5.2 del Psr 2014-2020 che consente interventi anche sugli agrumeti colpiti da fitopatie, ma la dotazione finanziaria è assolutamente insufficiente».

E mentre a livello nazionale rimane bloccato il piano d’intervento per l’agrumicoltura stilato nella scorsa legislatura, al nuovo governo gli agrumicoltori chiedono di trovare soluzioni veloci ed efficaci coinvolgendo Ismea e Ue: servono, infatti, linee di credito agevolato e fondi per il reimpianto degli agrumeti. «Fatto questo – ha concluso Selvaggi – bisogna rilanciare la produzione agrumicola, dando priorità alle aree vocate già riconosciute dal Mipaaf: arancia rossa, limone di Siracusa, limone dell’Etna, arancia di Ribera».

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