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Dopo il punteruolo rosso arriva la mosca bianca che aggredisce i ficus: sos per gli alberi di Palermo
di redazione siciliarurale

I Ficus microcarpa adesso sono presi di mira dalla mosca bianca, non c’è pace per gli alberi di Palermo che si trovano costretti ad affrontare una nuova emergenza, complice il caldo e l’autunno che stenta ad arrivare.

In questi giorni è facile notare vasti e diffusi accumuli di foglie per le strade e sui marciapiedi che non è dovuto al normale rinnovamento delle chiome: in via Cluverio, in via Sammartino, in via Ernesto Basile i marciapiedi sono ricoperti dalle foglie perdute dai ficus. Ad accelerare l’ingiallimento e la caduta delle foglie dei tremila ficus cittadini è la Singhiella simplex un “aleiroide” notato da vivaisti ma anche dai motociclisti senza visiera che si sono imbattuti nell’insetto in questi caldi giorni di scirocco, scambiando la mosca per polvere che si infilava negli occhi.

Il parassita, anche se segnalato solo pochi mesi fa in Italia, è sicuramente arrivato da diversi anni, ed è segnalato anche in altri Paesi, europei e non, per i danni che arreca alle piante del genere Ficus. Segnalazione dei suoi danni al patrimonio arboreo sono giunte all’Università oltre che dai vivaisti anche dal Comune e dal Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura con cui l’Università sta organizzando un monitoraggio.

La mosca bianca era stata segnalata già nel 2014 a Cipro, poi due anni dopo in Turchia e nel 2017 in Francia. L’allarme in Sicilia era stato lanciato nel 2019 dalla facoltà di Agraria dell’Università di Catania con uno studio firmato da Santi Longo, Carmelo Rapisarda e Gaetano Siscaro. L’infestazione si era diffusa sulle alberate del capoluogo etneo e riguardava anche alcuni esemplari delle specie benjamin, macrophylla e carica, ma i danni maggiori riguardavano il microcarpa, perché più diffuso.

L’allarme non era sfuggito all’Eppo, una organizzazione intergovernativa responsabile della cooperazione per la protezione delle piante in Europa e nella regione mediterranea che aveva diffuso uno stato di allerta. Ma di interventi per fronteggiare la nuova insidia, figlia della globalizzazione, nemmeno l’ombra.

Eppure proprio da Catania gli specialisti sottolineavano la necessità di «prendere in considerazione il suo reinserimento negli elenchi di attenzione, al fine di orientare i servizi fitosanitari ad adottare adeguate misure preventive».

Originaria dell’Asia, migrata poi nelle Americhe, la mosca bianca è lunga un millimetro e mezzo e depone le sue uova sulla pagina inferiore delle foglie. Gli esemplari adulti pungono le foglie per alimentarsi e causano in breve tempo ingiallimento delle foglie e il deperimento dei rami; nei casi di forti infestazioni può verificarsi l’arresto dello sviluppo dei giovani alberi. La foglia caduta a terra appare picchettata davanti e spesso di sotto presenta le larve. In alcune piazze di Catania a seguito dello scuotimento dei rami, gli esemplari adulti che si levano in volo causano notevoli fastidi ai passanti. Inoltre, il tappeto di foglie infestate cadute al suolo, obbliga giardinieri e operatori ecologici a lavori straordinari: il rischio è che le foglie intasino i tombini.

A differenza del punteruolo rosso che ha decimato le palme canariensi del Mediterraneo, la mosca bianca presenza diversi nemici naturali. Un intervento con agrofarmaci, invece, presenta delle controindicazioni perché ci sono regole restrittive per l’uso in ambito urbano.

Il 2023 sembrava essere un anno positivo per il verde cittadino. Purtroppo il caldo eccessivo ha ostacolato anche lo sviluppo delle migliaia di alberi e cespugli messi a dimora in diverse zone della città. In via Marchese di Villabianca dei 49 platani piantati solo due sono sopravvissuti. Davanti alla Zisa gli aranci amari sono seccati già a luglio, così come molti altri alberi collocati negli spartitraffico della circonvallazione.

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